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Jason Shulman, il fotografo del silenzio


“Fast Forward” è il lavoro in mostra per la prima volta in Italia

di Micol De Pas

Il lavoro di Jason Shulman è quello di creare sogni frequentabili durante la veglia. Perché le sue fotografie richiedono tempi lunghi di osservazione e una disponibilità, da parte del pubblico, ad ascoltare storie. Soltanto così sarà possibile rintracciare gli elementi narrativi più profondi di ogni scatto. O meglio, rintracciare l'intera trama di un film e coglierne la potenza simbolica.

Infatti Shulman condensa in uno scatto centinaia di migliaia di frame che compongono un film. L'obbiettivo della sua macchina fotografica rimane aperto in esposizioni lunghissime, per catturare storie come Per un pugno di dollari di Sergio Leone, quelle dell'orrore dei film di Dario Agrento e Mario Bava o le visioni italiane di Visconti (con Il Gattopardo), Pasolini (con Salò o le 120 giornate di Sodoma e Il Vangelo secondo Matteo), Sorrentino (La grande bellezza) e Tinto Brass (Caligola).

Una scelta di titoli fatta unicamente su criteri estetici, accompagnata invece da una cromia che rappresenta l'immaginario del regista, secondo la visione di Shulman. Il risultato è un lavoro decisamente concettuale, che va oltre il visivo: racconta infatti anche il silenzio. O meglio, l'assenza del suono. In ogni scatto, il film perde i riferimenti temporali e sonori che lo caratterizzano, in favore di un'impressione emotiva e astratta.

Per arrivare all'emozione fotografica, Shulman parte da Gerhard Richter, ma condivide il suo percorso anche con l'arte processuale degli anni 70: l'artista è uno scienziato che lavora empiricamente con una macchina fotografica per alterare lo stato di quiete di un film. Il risultato è ignoto, non ci sono apriori, ma solo tesi che potranno essere confutate o dimostrate. E in effetti il risultato è inatteso: diversamente dal bianco, solitamente associato al silenzio, le immagini di Shulman sono tanto caotiche quanto silenziose.

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Jason Shulman, Fast Forward

White Noise Gallery, Roma, fino al 25 marzo.

Quello di Shulman è il primo capitolo de La trilogia del silenzio, curata da Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, che porterà in mostra anche Lee Madgwick e Mar Hernandez.