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Jalal Sepehr, la prima personale dell’artista iraniano


Ambivalenze e complessità della società iraniana secondo il fotografo di Teheran. In mostra a MIlano

di Micol De Pas

Jalal Sepehr è nato a Teheran nel 1968 e nel 1995 comincia a fotografare. Lo fa da autodidatta, senza mai smettere di raccontare la società iraniana con uno sguardo sempre più definito e personale. Si trasferisce in Giappone per tre anni, quindi torna in Iran dove fonda il sito Fanoos Photo con il fotografo Dariush Kiani e partecipa a diversi festival internazionali. Così arriva in Occidente e le sue opere cominciano a viaggiare nelle collettive e negli spazi espositivi europei, sudamericani e australiani.

Ora arriva in Italia con la sua prima personale. Curata da Silvia Cirelli, presenta il percorso artistico di questo poliedrico interprete della contemporaneità in una sintesi poetica degli ultimi dieci anni del suo lavoro. Al centro le ambiguità e le contraddizioni della società iraniana, in bilico tra modernità e tradizione, ma fortemente creativa. Come il linguaggio di Sepehr, che si esprime attraverso elementi ricorrenti e fortemente identificativi dell'Iran e del Medioriente. Per esempio, l'uso del tappeto persiano che nella serie Red Zone segna il cammino della tradizione in un contesto di straniamento dove la via di fuga appare sempre ostacolata se non impedita.

Water and Persian Rugs ha ancora il tappeto come elemento narrativo, questa volte come ponte tra passato e presente, ma ancora una volta come passaggio obbligato per chi vuole essere protagonista del proprio tempo; Girl and the Mirror fa riflettere sugli stessi concetti ma in chiave quasi fiabesca, anche grazie alla presenza di quelle cupole d'argilla della città di Yazd, nell'Iran centrale. Infine, il lavoro più recente, Color As Gray, è una riflessione sulla guerra. Da vedere.

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Jalal Sepehr. As far as the eye can see

Milano, Officine dell'Immagine, 26 maggio - 9 luglio