Questo sito contribuisce alla audience di panorama

Henri Rousseau come non lo avete mai visto. A Venezia


Una mostra a Palazzo Ducale propone una nuova lettura delle opere del Doganiere

di Micol De Pas

Il suo nome, Henri Rosseau, è sempre accompagnato dalla qualifica di doganiere. Proprio durante i vent'anni di lavoro come gabelliere al dazio di Parigi, infatti, Rousseau realizza il desiderio di diventare pittore.

Ma Rousseau è un doganiere anche nell'arte, perché i suoi quadri sono terra di confine tra il mondo magico e quello reale. Un doganiere che vive e racconta nelle sue opere una terra di mezzo, capace di far sprofondare lo spettatore in un racconto, che dipinge la realtà con i toni della fantasia. E ora i suoi lavori arrivano in mostra a Palazzo Ducale di Venezia per mostrarveli come non li avete mai visti. Ecco perché.

Non è vero che Rousseau è fecile. Bisogna dimenticare quanto la critica ha detto del Doganiere, svalutandolo come infantile e troppo semplice. Ad apprezzarlo sono stati i simbolisti per l'uso sapiente del colore; Pablo Picasso e Paul Gauguin hanno letto il suo lavoro come un tentativo di ritorno alle origini e di liberazione dell'inconscio attraverso i suoi arcaismi esotici. Pittore all'apparenza ingenuo e incolto, anche per la sua storia di autodidatta, è invece partecipe dei fermenti innovativi della sua epoca, tanto che i primi convinti riconoscimenti gli vengono da Guillaume Apollinaire, Odilon Redon, Robert Delaunay, Georges Braque.

Il doganiere, un punto di riferimento. L'opera di Rousseau era punto di riferimento per intellettuali, artisti e grandi collezionisti come Wilhelm Uhde e Paul Guillaume. Signac lo notò al Salon des Refusés, e lo invitò al Salon des Indépendants, fondato da Paul Seurat, del 1886. Ma anche Morandi, Carrà, Frida Khalo e Kandinsky, che ritrova nelle opere di Rousseau una ricerca della spiritualità vicina alla propria, colgono la potenza della semplicità delle opere del Doganiere.

Confronti necessari. La mostra veneziana si rivela decisamente importante dal punto di vista scientifico. Perché i commissari dell'esposizione Gabriella Belli e Guy Cogeval, in collaborazione con i Musèess d'Orsay et de L'Orangerie di Parigi, sulle basi degli studi più recenti, presentano un'esposizione incentrata sul confronto. Con i contemporanei, con i predecessori e con chi ha succeduto l'opera del Doganiere. Ne viene fuori un percorso unico, in cui gli oltre cento quadri esposti dialogano in maniere serrata tra loro: ci sono quaranta capolavori dell'artista francese e sessanta opere di confronto, da Cézanne, Gauguin, Redon, Seurat a Morandi, Carrà, Frida Khalo, Kandinsky, Picasso. Ma anche Liberale da Verona, Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia e Francisco Goya. Il taglio critico, è nuovo e sintetizzabile così: l'ispirazione all'arcaismo corre, nel corso dei secoli, parallela al classicismo e l'opera di Rousseau segna lo spartiacque tra i secoli Otto e Novecento.

Da vedere, per tuffarsi in giungle fitte ed intricate ma dal tono estatico, per calarsi in piccoli paesi, per entrare nel cuore delle città e per conoscere la piccola borghesia dell'epoca, ritrovando l'ingenuità dei bambini in quel Candore arcaico che scandisce tutti i lavori di Henri Rousseau.

--------------

Henri Rousseau, Il Candore Arcaico

Palazzo Ducale di Venezia, 6 marzo, 5 luglio 2015 (24 ORE Cultura)