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Gli arabeschi di Matisse alle Scuderie del Quirinale


Il pittore francese e la sua passione per l’Oriente in mostra a Roma

di Luca Bergamin

È un’intimità tutta fiorita quella di Henri Matisse che ci apre le stanze della sua fantasia, del suo atelier e della sua casa. Ci fa entrare nel suo giardino di pruni fioriti, edera in fiore. Lascia che noi ci si accomodi su di una poltrona verde, ad ascoltare la musica del fonografo, ci si segga alla sua tavola. Oppure, dietro un paravento, a sbirciare i nudi che posano per il pittore francese celebrato alle Scuderie del Quirinale di Roma in una mostra evento che ospita capolavori prestati da alcuni dei più ricchi musei del mondo, quali il MET, il MoMa, il Puškin e l’Ermitage, il Pompidou e l’Orangerie di Parigi.


Matisse Arabesque rivela la passione incontenibile di Henri per le piante, i fiori, i corpi femminili e i colori pastello:

Sono figlio di un commerciante di sementi, al quale avrei dovuto succedere nella gestione del negozio,

questa confessione dell’artista, che aveva tentato di intraprendere anche la carriera di avvocato, ne è la prova.

E per nostra fortuna Matisse si ammalò di appendicite acuta: costretto a letto per un anno intero, cominciò a dipingere per trascorrere il tempo, poi seguì l’apprendistato nell’atelier del pittore simbolista Gustave Moreau e la formazione vera e propria all'École des Beaux Arts nel 1895. Fu in quel luogo che venne iniziato all’Oriente e agli arabeschi, “una rivelazione”, disse Matisse che cominciò a interessarsi maniacalmente dei paesi dell’Est, i loro popoli e soprattutto le loro manifestazioni artistiche.

Henri mandò a memoria la collezione islamica del Louvre, e quella esposta al Musée des Arts Decoratifs di Parigi.  In occasione dell’Esposizione Mondiale del 1900, volle scoprire i padiglioni dedicati a Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. E poi volle partire per l’Algeria, dove acquistò ceramiche e tappeti. Si recò all“Esposizione di arte maomettana” a Monaco di Baviera nel 1910, successivamente in Marocco e a Tangeri la città bianca. Ispirazioni e colori che entrarono nella sua produzione pittorica con una forza dolce e al tempo stesso dirompente.
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Matisse, Arabesque
Scuderie del Quirinale, Roma, sino al  21 giugno