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Fulvia Levi Bianchi, la sua storia artistica in mostra


“Ab ovo”, ovvero la forma dell’essenziale per l’artista triestina e milanese d’adozione, che l’ha indagata per oltre 40 anni

di Micol De Pas

Il racconto di questa storia comincia in una sala da pranzo. Era lì che Fulvia Levi Bianchi nella Milano degli anni 60 ospitava gli amici:Lucio Fontana, Gianni Dova, Enrico Baj, Giorgio De Chirico, Roberto Crippa, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi. Arrivata a Milano da Trieste, la sua città, Fulvia Levi Bianchi studia all'Accademia di Brera e presto comincia a esporre nelle gallerie milanesi. Fino a trovare il suo linguaggio e la sua cifra stilistica, in una lunga ricerca tra pittura e scultura.

Ora i suoi lavori escono dall'atelier per approdare alla Fabbrica del Vapore in una mostra dal titolo eloquente: Ab Ovo. L'uovo infatti segna il suo percorso artistico, fino a diventare tema prediletto dei suoi lavori, come la rappresentazione dell’essenziale, la forma più pura e istintiva. Fino a raggiungere una tecnica pittorica e plastica che le ha permesso di eliminare il segno, lasciando unicamente la luce e il volume liberi di espandersi sulla tela o nello spazio.

In mostra pittura, scultura e design, dai primi lavori figurativi degli anni ’60 fino ai grandi ritratti, dove spicca una modernissima e sognante Marylin, alle sculture e ai dipinti metafisici e filosofici degli anni ’70 e ’80, per approdare a questo secolo, dove l’archetipo uovo diventa la matrice della materia, con i suoi oli su ferro o in quei lavori in cui l’archetipo cosmico dell’uovo si incrocia con strutture grafiche di una realtà urbana.

Non poteva mancare la ricostruzione della sua sala da pranzo nell'esposizione: quei grandi personaggi dell'arte che le sono stati accanto, accompagnano il percorso creativo dell'artista.

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Ab ovo. Un viaggio nell'opera di Fulvia Levi Bianchi

Fabbrica del Vapore, Spazio Messina, Milano

25 maggio - 26 giugno