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il fotografo del mese: Mauro Maglione


Il valore dell’immagine nella comunicazione attraverso l’interpretazione di un giovane autore

di Paola Corapi

Mauro Maglione, giovanissimo ventunenne, mi contatta attraverso Facebook e con entusiasmo mi invia il suo portfolio. La mia passione è il ritratto, sostiene. Si, ammetto, senza dubbio l'autore ha un debole per il ritratto e ama la costruzione della scena. Scatta soprattutto di notte per ricreare atmosfere rarefatte e fiabesche, sorprendente.

"I miei ritratti, come anche le foto dei miei vari progetti, sono spesso frutto di storie nate dalla mia immaginazione, scenari e situazioni inventate poi ricostruite, sono spesso molto fredde come i rapporti che ho con i soggetti durante gli scatti. Tutto è già disegnato e pronto, so già cosa dovranno fare e, anche considerando l’imprevisto, preparo sempre un layout da seguire, scelgo la location e le luci immaginando le atmosfere. Cerco di raccontare storie nate da intrecci di realtà e immaginazione".

Nei suoi ritratti, infatti, le singole personalità anziché essere indagate nelle loro particolarità psicologiche, sono costrette nello schema stilistico dell’autore. Quando il fotografo sceglie uno schema di rappresentazione a priori in qualche modo limita i movimenti del soggetto e, come diceva Irving Penn, si facilita la possibilità di afferrarlo. Mauro in questo modo, attraverso l’astrazione formale, riesce a dare carattere cinematografico alle sue fotografie. Qui lo stile e l’interpretazione del fotografo parlano del personaggio e lo rendono quasi un monumento.

Mauro Maglione, nasce a Roma nel 1995 e si avvicina alla fotografia per una banale scommessa. Si laurea allo IED e oggi viene selezionato e inserito nel volume di Lazio Creativo 2017.