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National Geographic: le foto più belle


A Roma l’esposizione per i 125 anni della prestigiosa rivista con gli scatti di grandi fotografi

di Carla Brazzoli

Creare una società per migliorare e diffondere le conoscenze geografiche. Con quest’obiettivo e uno spirito pionieristico, 125 anni fa 33 giovani e intraprendenti membri di un club privato di Washington DC, il Cosmos Club, decisero di unire forze, finanze e competenze, e il 13 gennaio 1888 fondarono la National Geographic Society. Ovvero quella che sarebbe diventata una delle più importanti istituzioni scientifiche ed educative del mondo.

Tra i membri fondatori c’erano scienziati che lavoravano per il Governo USA e nello U.S. Geological Survey, ecologi della prima ora ed esploratori decisi a incrementare le conoscenze scientifiche finanziando nuove ricerche e, più avanti, diffondendole attraverso conferenze e con una pubblicazione dedicata all’attività dell’organizzazione, The National Geographic Magazine. Questa rivista, ricca di immagini e reportages spettacolari, col tempo è diventata il simbolo del giornalismo americano e oggi conta oltre 30 edizioni nel mondo. Inclusa quella italiana, che quest’anno festeggia i 15 anni. Nata nel febbraio 1998, è stata la terza pubblicazione internazionale, dopo quella giapponese e spagnola.

I due anniversari, i 125 anni di attività nel mondo e i 15 in Italia, vengono celebrati a Roma con una mostra fotografica allestita al Palazzo delle Esposizioni . Grazie agli scatti raccolti ne La Grande Avventura (questo il titolo dell'esposizione curata da Guglielmo Pepe), dal 25 settembre al 2 febbraio 2014 sarà possibile intraprendere, attraverso le immagini, un viaggio nei luoghi più sperduti del nostro pianeta, per scoprire nuove popolazioni e tribù ma anche siti naturali mozzafiato o aspetti sconosciuti della vita animale. I grandi fotografi collaboratori della rivista negli anni hanno immortalato momenti epici come la spedizione di Robert Peary al Polo Nord, la scoperta della città perduta del Machu Picchu o le imprese sottomarine di Jacques Cousteau. La mostra permette anche di ripercorrere i momenti drammatici della storia: dalla colossale eruzione del 1902 a Saint-Pierre in Martinica, dove morirono quasi 30.000 persone, al terremoto che distrusse gran parte di Port au Prince ad Haiti nel 2010. Non mancano le sempre emozionanti scene di vita selvatica, come il cucciolo di leone del Serengeti, in Tanzania, con la zampa posata sulla spalla della mamma con un gesto che somiglia a un umanissimo abbraccio o il macaco che pulisce la compagna nella sorgente d’acqua calda di Jigokudani, in Giappone.