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Finissage: tre mostre in chiusura


Consigli dell’ultimo minuto

di Valentina Lonati

Pochi, pochissimi giorni per vederle. Ma tanti motivi per non perderle. Ecco tre mostre agli sgoccioli da segnare in agenda.

Roma. È solo l'inizio. 1968
È stata la prima mostra a inaugurare i festeggiamenti per i quarant'anni del 1968, facendo riemergere quel cortocircuito tra arte, impegno politico e creatività che contraddistinse il periodo. Giunge al termine la collettiva È solo l'inizio. 1968 presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Per chi il '68 l'ha vissuto, un dolce amarcord attraverso le correnti artistiche che costellarono gli anni – dal minimalismo al concettuale, fino all’arte povera e la land art – per tutti gli altri, un'occasione per immaginare l'esplosione creativa dei tempi, per annusarne il fermento e il profumo di speranza. Curata da Ester Coen, la mostra fa convivere le opere degli artisti più influenti e visionari degli anni Sessanta e Settanta come Vito Acconci, Franco Angeli, Diane Arbus, Nancy Holt, Joan Jonas, Giulio Paolini e Gilberto Zorio. A chiudere l'esposizione non poteva che essere uno dei simboli delle rivoluzioni sessantottine: l'Assemblea. Una tavola rotonda in cui si discuterà sul lascito del Sessantotto e in cui verrà presentato il catalogo della mostra. L'appuntamento è domenica 14 gennaio alle ore 17 presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, fino al 14 gennaio

Roma. Luigi Ghirri. Atlante.
Nel 1973, senza muoversi da casa, Luigi Ghirri compiva un viaggio iperbolico ai confini dello spazio. A renderlo possibile era il suo progetto Atlante, serie fotografica diventata ben presto uno dei capisaldi della fotografia italiana. Ghirri fotografava le pagine di un atlante geografico, soffermandosi sui monti, laghi, oceani, città e stelle. Poi li trasformava in pura astrazione: in segni, linee e tratteggi in cui far vagare la mente. Un'opera con cui l'artista ripensava la rappresentazione del paesaggio attraverso la fotografia, scardinandone regole e codici prestabiliti. Al MAXXI, sono in mostra le 41 fotografie della serie, accompagnate dalle parole con cui Ghirri spiegò il suo intento. Poetico innanzitutto. Roma, MAXXI, fino al 21 gennaio.

Milano. Stephan Balkenhol
Scolpisce il legno, e, con lui, l'uomo contemporaneo. L'artista tedesco Stephan Balkenhol è uno dei maggiori scultori dei nostri tempi. Le sue opere sono figure di uomini e donne dai volti enigmatici e neutrali, senza alcuna emozione ad animarne lo sguardo. Sono esseri misteriosi e criptici, che racchiudono tutta la complessità del mondo odierno. Guardarli è come guardare noi stessi. Peccato non farlo. A esporli è la Galleria Monica de Cardenas di Milano. Ancora per poco. Milano. Galleria Monica de Cardenas, fino al 27 gennaio. (Prorogata fino al 24 febbraio)