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Filmmaker International Film Festival


A Milano, torna la kermesse dedicata al cinema di ricerca. Le proiezioni da non perdere secondo Icon

di Valentina Lonati

Più che un festival di cinema, Filmmaker è un osservatorio sulle avanguardie documentaristiche e sui corto- e lungometraggi di ricerca: dal 1980 a oggi, la rassegna è specchio delle trasformazioni della società, che siano queste politiche, artistiche o di costume. L'edizione di quest'anno si svolgerà dal 25 novembre al 4 dicembre presso lo Spazio Oberdan e l'Arcobaleno Film Center di Milano. 94 i titoli in programma, provenienti da tutto il mondo, 9 le sezioni che compongono la manifestazione. Abbiamo selezionato alcune proiezioni da non perdere.

La follia urbana di Nocturama di Bertrand Bonello
La rassegna si apre con uno dei film più discussi in Francia: Nocturama di Bertrand Bonello. Poco prima che gli attentati del novembre 2015 insanguinassero Parigi, il regista immaginava un gruppo di ragazzini che mette a ferro a fuoco la città, compiendo attentati e rifugiandosi poi in un centro commerciale. Non jihadisti ma studenti normali, provenienti dalle banlieu come dai licei più costosi. Una violenza a cui Bonello sceglie di non dare spiegazioni, ricollegandosi oggi agli episodi del 13/11.

I paesaggi sonori di Havarie di Philip Scheffner
Tra i 12 film della sezione Concorso Internazionale, uno fra tutti: Havarie di Philip Scheffner. Non un film ma un'opera visiva e sonora, che dilata nel tempo un filmato di 4 minuti girato da alcuni passeggeri di una nave da crociera poco prima di imbattersi in un gommone di migranti. Il regista ricostruisce la scena dei soccorsi e inserisce nel filmato un intreccio di voci, musiche e intercettazioni, inglobando gli spettatori in quel delicato momento e allungando il filmato a 90 minuti, quanto la durata del salvataggio dei migranti.

Le emozioni senza tempo né spazio dei film Fuori Concorso
Tra i film Fuori Concorso, storie di emozioni vicine e lontane. Come quelle che investono la “ragazza” novantenne Blanche Moreau, protagonista del documentario di Valeria Bruni Tedeschi Une jeune fille de 90 ans, innamorata dell'insegnante di danza nella clinica per malati di alzheimer. Oppure quelle che animano quei “foreign fighters” che vanno a lottare accanto ai curdi contro lo Stato Islamico, descritti dal film Our War di Benedetta Argentieri, Bruno Chiaravalloti e Claudio Jampaglia. O ancora, quelle di Domenico Quirico, reporter de La Stampa rapito in Siria nel 2013 e liberato dopo 152 giorni di prigionia, la cui traumatica esperienza è raccontata da Paola Piacenza in Ombre dal fondo.

Le città di oggi viste con lo sguardo di ieri: il progetto 14Reels
Per la sezione Filmmakers Modern, un progetto per festeggiare i 50 anni della pellicola Super 8: 14Reels. A 14 registi in giro per il mondo sono state consegnate altrettante bobine, insieme a un compito: quello di descrivere la propria città riprendendola con una sola bobina muta da 15 metri da girare a 18 fotogrammi al secondo. Un esperimento che fa dell'errore e della spontaneità filmica la propria peculiarità, per osservare il mondo di oggi con le lenti del passato.

I mondi oltraggiosi e underground di Marie Loiser
La retrospettiva di questa edizione del festival è dedicata alla regista e artista francese Marie Losier, per la prima volta in Italia con la sua intera produzione filmica e un laboratorio. Le sue opere, a metà tra la narrativa, la performance e la video arte, si ispirano alle avanguardie artistiche del '900. Tra i lavori più irriverenti, Ballad of Genesis and Lady Jaye, documentario sulla vita dell'artista Genesis Breyer P-Orridge e sua moglie. Una scelta, quella di raccontare personaggi non convenzionali, che l'artista ha portato avanti anche attraverso ritratti di artisti come George Kuchar, regista americano appartenente alla scena più undeground, Alan Vega, cantante della band proto-punk Suicide e il musicista Felix Kubin.

Le passioni di Piero Portaluppi
Come tutti gli anni, il film di chiusura è dedicato a un autore italiano emergente: questa volta a essere scelta è Maria Mauti con la sua opera L'amatore, un ritratto del lavoro e delle passioni di Piero Portaluppi, poliedrico architetto milanese che costruì la propria fama durante il ventennio fascista. Dimenticato poi nel dopoguerra, è stato riscoperto solo recentemente grazie al ritrovamento di alcune bobine da parte del nipote. Uno sguardo sull'artista ma anche un racconto dell'Italia, dalla prima Guerra Mondiale fino al fascismo.

Qui il programma completo della rassegna.