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Elmgreen&Dragset: effetti collaterali


In mostra alla galleria Massimo De Carlo, i due artisti parlano di stigmatizzazione sociale. Quella che colpisce chi è sieropositivo.

di Marta Galli

Non sono gli Elmgreen & Dragset degli ambienti sontuosi cui ci avevano abituati negli ultimi anni, abili registi di narrative che sfiorano il thriller o la telenovela.

Questa volta il messaggio è sottile come l’installazione è minimal, ma arriva al punto con efficacia. Il fenomeno dell’HIV che ha scosso la comunità artistica negli anni ’90 è stato poco a poco dimenticato, ma a chi è sopravvissuto tocca convivere con una quotidianità che è uno stillicidio di farmaci costosi e abbandonati effetti collaterali, seppur edulcorati da tinte pastello. Non solo, la condizione di chi è sieropositivo è quella di chi vive la propria malattia nell’oscurità, perché ancora oggetto di stigmatizzazione da parte della società. Così, con Stigma, la personale alla Galleria Massimo de Carlo di Milano, il duo nordico ridà voce a un problematica sociale colpevolmente ignorata, rirendendo il discorso laddove era stato abbandonato. E se artisti come Félix González-Torres e General Idea avevano abbondantemente affrontato il tema, è pur vero che lo avevano fatto attraverso una traslazione simbolica. Al contrario Michael Elmgreen e Ingar Dragset sbriciolano tonnellate di pillole prescritte a chi è sieropositivo in urne di vetro soffiato, muovendo così una critica diretta alle case farmaceutiche.

Una mossa non scontata, ma in linea di continuità, per due artisti che hanno rappresentato con la loro arte, spesso sessualmente carica, tematiche e istanze della cultura gay. “L’intolleranza è ancora diffusa, e il fatto che i gay abbiano acquisito in diverse parti del mondo il diritto di sposarsi non significa che l’omofobia sia stata rimossa” – dicono. “Con l’arte non si fanno rivoluzioni, ma si possono affrontare questioni esistenziali che spesso non trovano sbocco altrimenti”.

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Stigma, Galleria Massimo De Carlo, Milano

fino al 30 giugno