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Estetica delle rovine


Le foto di Davide Virdis, "ritrattista" di relitti, a Torino dall’8 maggio

A volte l’abbandono ha un tono di voce alto. Come dire che il silenzio, la desolazione, sanno raccontare storie così profonde che risultano irraggiungibili per le parole. Come quei luoghi fotografati da Davide Virdis: vecchie fabbriche, un ex manicomio, edifici in rovina che parlano delle stratificazioni, delle diverse funzioni che l’uomo ha adibito a quegli spazi. Tra Firenze, Sassari, Roma e Pontassieve, con il suo banco ottico, Virdis è riuscito a rileggerli, per trasmettere lo spirito che conservano oggi, alla ricerca, come un esploratore, di nuovi significati.

Del resto, l’estetica delle rovine ha avuto più stagioni e la più recente, una specie di “neo ruinisme” contemporaneo, trova fortuna nei lavori di questo autore, che si muove sempre ai confini tra architettura e antropologia. Infatti è proprio con l’antropologo Paolo Chiozzi che Virdis ha realizzato questo progetto, dal titolo Relitti. Relitti in qualche miusura “riletti” alla luce di una citazione da Marc Augé, l’antropologo dei non-luoghi: «L’umanità non è in rovina, è in cantiere».

Per questo lo sguardo del fotografo si posa su dettagli quasi affettuosi: le impronte sui pavimenti, gli armadietti lasciati aperti o oggetti smarriti per sempre. Il suo primo maestro è stato Gabriele Basilico, il fotografo dell’architettura per eccellenza, citato nei suoi lavori perché dalla sua filosofia ha preso spunto tutto il lavoro. Con quell’idea, poetica e sincera, che nelle parole di Basilico suonava così: «La vita rende belle e interessanti anche le cose brutte». (Micol De Pas - © Riproduzione riservata)

Davide Virdis, Relitti, in mostra allo spazio We Made for Love di Torino

8-30 maggio, ingresso libero.