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Gianni Berengo Gardin


Storie di un fotografo, a Venezia fino al 12 maggio

Gianni Berengo Gardin. Storie di un fotografo. Fino al 12 maggio, 130 stampe analogiche sono le protagoniste di una retrospettiva a Venezia, presso la Casa dei Tre Oci , che ripercorre quasi cinquant’anni di storia: dall’importante documentazione realizzata negli ospedali psichiatrici, commissionata da Franco Basaglia, alle foto delle comunità degli zingari. Le opere ripercorrono il lavoro di reporter fino all’ultima immagine (scattata in digitale), con cui ha immortalato due ragazzi che si baciano per strada.
Sono i momenti più amati e ricercati dal fotografo, quelli in cui le persone si incontrano per caso e in quell’istante sono in grado di colpire chiunque con un sorriso, uno sguardo, una lacrima. «Una cosa che mi ha insegnato un amico, che è anche un maestro, Josef Koudelka, è che nelle foto deve sempre succedere qualcosa, deve esserci un avvenimento. Ricordando che la fotografia non modifica niente, resta un non-luogo che permette il piacere del riconoscersi». Una passione espressa dalla tecnica tradizionale, niente elaborazioni al computer, nessun montaggio. Il fotografo di Santa Margherita Ligure dal 1954 racconta la vita attraverso immagini reali. Tra le foto che pubblichiamo si vedono baci rubati sotto le Procuratie di Piazza San Marco; un bagno nel mare di Catania; in macchina su una spiaggia della Normandia; a Venezia in vaporetto; a Monaco durante un ballo scatenato. Tutti momenti, istanti che fermati in una buona fotografia raccontano la vita quotidiana. E tutti in bianco e nero: perché, secondo Gianni Berengo Gardin, il colore distrae il fotografo e chi guarda”.
(paola corapi)