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5 domande a Nico Vascellari


Con lo show-lampo “Tenombra” a Milano, l’artista italiano ha svelato in anteprima il contenuto delle sue mostre europee in programma per il 2016.

di Marta Galli

È durata un flash, il tempo di una notte, la mostra a Milano nello spazio espositivo permanente della Marselleria. Un'anteprima, un assaggio di quello che sarà il contenuto e lo spirito delle prossime mostre di Nico Vascellari, un tour già in programma per il 2016 in giro per l'Europa. Opere che parlano di morte e si soffermano sulla sensazione del dolore ma sono piene di vita e ne dimostrano l'attaccamento, provando a immaginare la perdita in una situazione controllata e artificiale. Opere che riflettono forse una condizione esistenziale personale, ma possono essere lette in qualsiasi stato perché quella dipinta è certamente una condizione universale. Ecco 5 domande per capire dove sta andando il suo lavoro. 

Perché a Milano solo per una notte? Ho deciso di avere il mio studio in un luogo piuttosto isolato e non facilmente raggiungibile, per questa ragione non avviene quasi mai che il mio lavoro venga visto prima di essere esposto. In questo senso ho concepito Tenombra come una porta d'accesso al mio studio. Un luogo dove alcune opere sono poco più che prototipi. In vista delle mi prossime nel 2016, ricevere un invito da Marselleria, uno spazio naturalmente devoto alla sperimentazione, mi è parso un privilegio.

Hai conosciuto il successo attraverso la performance ma in questo momento sembra che tu preferisca forme di scultura. Pensi sia un fatto che crescendo ci si attacca agli oggetti? Al contrario, devo ammettere di essere molto meno legato agli oggetti adesso di quanto non lo fossi anche solo fino a un anno fa. Ho sempre sviluppato le performance immaginando di lavorare su livelli cercando di creare dei passaggi tra di essi. Dentro e fuori o sopra e sotto per esempio. In questo penso ho sempre avuto un approccio scultoreo e non credo il mio lavoro sia particolarmente cambiato.

Nell'installazione in Marselleria ci sono degli animali, vuoi nella loro interezza, vuoi come traccia sonora. Animali nel tuo lavoro sono già comparsi. Ci ricordi quando e come ti spieghi la loro presenza nel tuo repertorio? Nelle mie prime cinque performance io stesso impersonificavo degli animali. Allora mi pareva questo potesse essere un modo per creare empatia con il pubblico. Nel tempo mi sono reso conto che la comunicazione empatica è invece qualcosa che mi lega al regno animale.

Qual è il sentimento che attraversa questa mostra? Direi sicuramente l'amore e una certa fascinazione per la morte qui per la prima volta avvertita con un certo timore.

Se dovessi scegliere un quadro degli antichi maestri dentro cui vivere, quale sarebbe? Il giardino delle delizie di Bosch. Mi sembra un luogo da investigare minuziosamente e anche tornando due volte sui miei passi sarei certo di non provare alcuna noia.

 

 

Dopo "Tenombra" il tour di mostre in programma per il 2016 porterà Nico Vascellari alla Estorick Collection di Londra (dal 2 febbraio), al Whitworth Art Gallery di Manchester (dal 16  febbraio) e al Maxxi di Roma.