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Emilio Cavallini, l’artista delle calze


Filati e altri materiali dell’azienda di calze sono i materiali artistici dello stilista. In mostra a Pavia

di Micol De Pas

Tutto ha avuto inizio con Mary Quant. Fu lei la musa ispiratrice di un ragionamento sulla calza femminile, che spinse Emilio Cavallini a darle la stessa dignità dell'abito: per la prima volta, le gambe delle donne erano scoperte.

Erano gli anni 60 e lui, Cavallini, cominciava a muovere i suoi passi lungo la strada che lo ha portato, poi, ad accreditarsi come lo stilista delle calze, il signore indiscusso nel settore, che ancora oggi fornisce calze per le star. Ma non ha mai smesso di portare avanti anche un'altra vocazione, quella artistica e da qualche anno ha deciso di mostrare i suoi lavori.

Speciali, naturalmente. Perché sono realizzati con gli stessi materiali delle sue calze: filo di nylon, bobine per i filati, tessuti stampati, e le calze stesse. Si muove tra geometrie e colori per realizzare le sue opere materiche, tattili, optical, in un gioco compositivo tra pieni e vuoti. Così, nelle Accumulazioni offre i suoi dripping di Pollock, nei Diagrammi l’equilibrio perfetto tra materia e spazio. Dalle teorie sul caos, dalle leggi combinatorie, dagli algoritmi di accrescimento trova ispirazione per realizzare le strutture spaziali: i Frattali, le Strutture Catastrofiche, i Diagrammi, gli Attrattori, le Biforcazioni

E ora sono in mostra al Castello di Belgioioso (Pavia) per Emilio Cavallini. Oltre la tela – Evoluzione di fibre filate di calze” a cura di Giuliano Allegri dal 21 ottobre al 26 novembre.