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Lo stile di Kate Bush


Un libro fotografico ripercorre i primi anni dell’eclettica interprete inglese. La sua classe la accomuna a David Bowie

di Giuliana Matarrese

Le sue ultime apparizioni dal vivo risalgono a questo settembre, quando, dopo un'assenza pluridecennale dalle scene, ha tenuto una serie di concerti a Londra, i cui biglietti hanno registrato, secondo i siti specializzati della compravendita tra i privati, una vendita superiore a quello di pop star del calibro di Katy Perry e Lady Gaga.

Una prova schiacchiante del fatto che Kate Bush, nonostante la scarsa passione per le esibizioni dal vivo e le apparizioni più in generale, ha ancora un posto speciale nell'immaginario collettivo, che la definisce come il contraltare femminile di David Bowie. Molte sono infatti le caratteristiche che accomunano i due artisti: entrambi britannici, entrambi figure schive e dal fascino enigmatico, entrambi capaci di influenzare la maggior parte degli artisti più influenti della scena rock moderna (a Kate Bush si ispirano infatti, più o meno esplicitamente, artiste come Tori Amos, Bjork, Sinead O'Connor e persino i Cure). Entrambi, infine, sono legati allo stesso maestro, Lindsay Kemp, coreografo e mimo che ha trasmesso loro quella cifra stilistica, quella capacità di essere inequivocabilmente, non solo musicisti, ma soprattutto artisti a tutto tondo.

Un viso dal fascino senza tempo, che ricorda quello di un'eroina romantica, Kate ha celebrato la cultura britannica, non solo con la sua presenza sempre in vetta alle classifiche (da quando il suo amico David Gilmour dei Pink Floyd finanziò le sue prime sessioni demo facendola scoprire alla EMI, la casa discografica che l'avrebbe poi messa sotto contratto), ma con i continui riferimenti letterari delle sue canzoni, basti pensare che il suo primo singolo nel 1978 Wuthering Heights è un tributo al romanzo omonimo delle sorelle Bronte.

Oggi, a far luce su un personaggio che ha sempre fatto del mistero parte integrante del suo fascino, un libro fotografico curato dal fratello, John Carder Bush, che raccoglie testimonianze visive, immagini in bianco e nero, di quando Kate era ancora e solo Cathy, come il titolo del libro, pubblicato in Inghilterra dalle edizioni Sphere e acquistabile anche su Amazon

Una fascinazione, quella verso l'interprete, che per questa stagione contagia anche la moda: ruches, trasparenze, e suggestioni neo folk sono capisaldi dell'inverno, rivisitati in chiave sartoriale. I volumi sono morbidi e sensualmente avvolgenti, a riscaldare solo con lo sguardo. I maglioni cocooning si traducono su texture preziose, angora e cachemire, i capispalla sono over, con dei maxi-revers a regalare quel tocco di ecletticità così cara all'artista inglese. La femminilità è nei ricami sulle bluse in seta, che disegnano, con discrezione, trasparenze inattese, così come nei vestiti stampati, da indossare con stivali in morbido suede, perfetti nella città come per una passeggiata tra le brughiere. Le stampe dalle suggestioni etniche si traducono sulla seta di pantaloni a vita alta, il cui coefficiente di sex appeal è rappresentato dai sandali, minimali, dall'allacciatura alla caviglia, in suadente velluto, meglio se declinato nelle nuance di stagione (per sapere quali sono, guarda qui).

Uno charme neo-romantico ed eterno che sopravvive intatto persino al continuo succedersi delle tendenze. Come quello di Kate Bush.