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La modella Erin O’Connor è tornata a sfilare


A New York, era sulle passerelle di Marc Jacobs e Giles. A lei il fotografo Rankin ha dedicato la copertina dell’ultimo numero di Hunger

di Monica Agostini

Erin O'Connor è tornata. La modella, classe 1978, la preferita da stilisti come Versace, Chanel e Dior, da fotografi del calibro di Richard Avedon, nelle ultime sfilate si è vista sulle passerelle di New York – da Marc Jacobs e da Giles – dopo un periodo di stop dovuto dalla maternità.

Di lei Jean-Paul Gaultier diceva:

Non è solo una modella, è come un'opera d'arte, come una piece di teatro. E' una formidabile fonte di ispirazione

Non solo passerelle. Erin è anche sulla copertina speciale del magazine Hunger, fotografata da Rankin. Nel magazine, oltre alle immagini (alcune nella gallery di Icon) e a un'intervista, sono contenuti numerosi interventi di personalità dell'arte e della moda. Eccone alcuni.

Karen Elson, modella
D: Ne abbiamo fatte tante insieme... Ti è rimasto qualcosa dei tuoi 17 anni? Cosa hai imparato nella tua carriera?
R: Ci siamo trovate bene da subito, insieme, noi due. Siamo entrate, quasi impreparate, in un mondo che ci voleva seducenti e che esaltava le powerful women. Ci siamo divertite e abbiamo scoperto la vera amicizia.

Giles Deacon, stilista
D: Quanti km di passerelle credi di aver percorso? Quale è stata la tua sfilata preferita?
R: Più o meno, tra New York, Londra, Milano, Parigi (fatto numerose volte) credo di aver percorso circa 12mila chilometri. E camminare per te è sempre stato fantastico. Ricordo che noi, ragazze inglesi, alla fine della stagione quando eravamo così stanche, facevamo questo gioco. Salivamo in passerella e simulavamo le camminate delle altre. Io ero Stella Tennant, lei era Maggie, Maggie era me – così ci rilassavamo. Più alti sono i tacchi, meglio è per me. Mettimi delle ballerine, e mi intristisco subito, in un angolo.

Zac Posen, stilista
D: Hai collaborato con i migliori fotografi – c'è qualcuno con cui avresti voluto lavorare e non ne hai avuto modo?
R: Mi sarebbe piaciuto lavorare con Erwin Blumenfeld, che ha dato vita a un nuovo modo di scattare. Ha catturato l'immaginazione che era nell'aria, attorno a lui, e l'ha estremizzata. Le sue immagini erano surreali, coraggiose e contemporanee tuttora.

Eugene Souleiman, hair stylist
D: Dove ti porterà la vita?
R: Già mi sento molto fortunata, mi sembra di aver ricevuto così tanto, oltre le ie aspettative. Prima della maternità tutto ruotava attorno al lavoro. Ora, con l'arrivo di Albert, è tutto cambiato. Il mio sogno è sempre stato di diventare indipendente, autonoma ed educata – vorrei che anche lui, in futuro, realizzasse i suoi sogni.