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Moda donna: lo stile Saint Laurent


Tailleur pantalone, vestiti al ginocchio e platform: torna lo stile scandaloso di Saint Laurent, in mostra a Parigi e celebrato dalla moda di stagione

di Giuliana Matarrese

"Scandaloso", "pessimo", "Yves Saint Laurent esamina gli anni della seconda guerra mondiale con dei vestiti da donnaccia", "Un triste ricordo del regime nazista": sono solo alcuni dei titoli al vetriolo dei maggiori giornalisti di moda che nel 1971 recensirono la collezione Haute Couture di Yves Saint Laurent. Uno shock, per loro, quello di assistere ad una sfilata, poi passata alla storia come quella della Liberazione o dei Fourties, che celebrava un'epoca di restrizione, quella della seconda guerra mondiale, che molte tra le rinomate penne dell'epoca avevano vissuto sulla propria pelle. Tailleur pantalone, minidress con platform, spalle importanti, glitter e pelliccia, i leit motiv, secondo Yves, degli anni quaranta.

Una collezione aspramente criticata dalla stampa e che poi, a sorpresa, conquistò le strade e contribuì a creare il mito di Saint Laurent, ambasciatore della più alta moda francese, ma anche genio dissacrante. Un momento storico per la maison, che è ora in mostra alla Fondazione Pierre Bergé, col titolo "Yves Saint Laurent 1971 The Scandal Collection" (fino al 19 Luglio). 

Una suggestione celebrata anche dalla moda per l'estate, con le dovute accortezze e modifiche: le spalline non sono più squadrate, ma la sensazione di avere di fronte una donna decisa, che dietro il fascino discreto di abiti borghesi nasconde segrete perversioni, è la stessa: a fare da capofila è innegabilmente Saint Laurent, marchio orfano di Yves e guidato da Hedi Slimane,  che recupera molti degli elementi cari al fondatore, dalla pelliccia verde, simbolo stesso della collezione scandalosa, in primis; il tailleur pantalone si trasforma in tuta dagli scolli pericolosi, pur mantenendo quell'allure di sofisticata freddezza (soprattutto se indossata da testimonial forti, come nel caso della francesissima Caroline De Maigret, scrittrice e ambasciatrice di quel "je ne sais quoi", che Karl Lagerfeld ha voluto come modella per Chanel); i vestiti stampati hanno lunghezze appena sopra il ginocchio e motivi femminili, floreali e glitter, ma la vena sexy è nei colori, sobri e ombrosi, così come negli accessori, cuissardes in vinile e colori shocking, come quelli visti sulle passerelle di Christian Dior, che non a caso di Yves Saint Laurent fu il maestro. Donne maestre della seduzione, capaci di sfilare con grazia sulla sottile e affascinante linea che divide un raffinato accenno di perversione dal semplice cattivo gusto.