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Miriam Leone nei panni di Esther Williams


A 16 anni faceva tempi mondiali nei 100 e 800 m. stile libero. Poi, il debutto nel cinema. Ecco la sirena di Hollywood, qui interpretata dall’attrice catanese

di Santi Urso

Esther Williams nuotava. Gli annuari di Hollywood la ricordano così, con una punta di supponenza, come se sapesse esprimersi solo a tuffi e bracciate. Ma non senza ragione: a partire dalla metà degli anni 40, gli sceneggiatori confezionavano per lei due o tre storie all’anno che avessero come location una piscina. L’importante era la piscina, non la storia. Il successo era garantito dai bagni di Esther, ex campionessa di nuoto che non sapeva ballare, non sapeva cantare (e, secondo molti, non imparò mai a recitare) ma al box office era una garanzia. «È una star se è bagnata, all’asciutto no», era il commento della critica. Ingiusto e ingeneroso. Ingiusto, lo ha stabilito la storia: col suo “intero”, Esther ha attraversato il tempo, restando sempre perfetta testimonial dei look estivi antagonisti al bikini. Ingeneroso, dal momento che lei stessa, schietta come una Federica Pellegrini dell’epoca, diceva: «A 16 anni facevo tempi da record mondiale sui 100 e gli 800: quando mi proposero di fare film, mi venne da ridere. Pensavo mi volessero come controfigura, perché chiedermi di recitare era follia pura». Però molto lucida: la coltivava il produttore Louis B. Mayer.

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Sirena al mentolo — Nel 1940 Mayer aveva 55 anni e voleva Esther Williams (nata l’8 agosto del 1921), che con il contrasto tra il faccino sorridente e paffuto e la potenza sensuale del fisico lo faceva impazzire. Era l’ingannevole “fascino al mentolo” di Esther, che sembrava dotata di un sex appeal da peluche, e che invece meritava il nickname che l’ha portata nella leggenda. Il soprannome è Mermaid, sirena. Sembrava obbligato, per una provetta nuotatrice, rispecchiava invece la sua malia, simile a quella attribuita alle irresistibili e crudeli creature del mare. La “sirena” Esther cominciò proprio dal suo scopritore, respinto senza mezzi termini. «Ti amerei se tu fossi figo», fu più o meno la irremovibile ripulsa della ragazza: Mayer era un potente tiranno, ma non era in grado di guardarla negli occhi, lei era alta un metro e 74, lui non le arrivava alle spalle. Ma, per dirla con frase fatta, era pazzo (di lei) ma non scemo: fiducioso nel suo fiuto di talent scout, la fece debuttare nel 1942, nel film La doppia vita di Andy Hardy. I botteghini di tutto il mondo gli diedero ragione. Prima con Bellezze al bagno (del 1944, mentre il mondo era in guerra!) poi, in crescendo, con La figlia di Nettuno, La sirena del circo, La ninfa degli antipodi. Un successo che non si spiega solo con il nuoto: l’elemento trascinante è l’energia vitale e maliziosa di Esther. 

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Amori e piaceri — Aveva il coraggio di tuffarsi da 30 metri, ma anche l’astuzia erotica di appendersi al cerchio sull’acqua: 50 anni dopo, la copierà Madonna, nel celebre libro Sex (ma questa volta nuda). La scintillante carriera si accompagna a gaudenti scelte private: Esther ha provato tutti i piaceri della vita. Il risultato è un catalogo di mariti, quattro, molto ben scelti (nell’aspetto), tra i quali spicca il terzo, sposato nel 1969: è Fernando Lamas, grande sex symbol del tempo. Muore nel 1982, e lei, Esther, vive nel suo ricordo. Con Edward Bell, vecchio amico sposato nel 1994, è più alleanza senile che passione: lui le farà compagnia sino all’ultimo giorno, il 6 giugno 2013. È come se si fosse inabissata nel silenzio dell’universo: per farsi ricordare come sirena, allettante, carezzevole. Forse un giorno riemergerà per affascinare Dylan Dog.

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Foto: Simon
Styling: Amelianna Loiacono

Stylist Assistant: Ginevra De Dominicis.
Hair: Kiril @Green Apple.
Make Up: Erica Vallini @Green Apple.
Si ringrazia il Best Western Plus Hotel Le Favaglie a Cornaredo (Milano).