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Marilyn Monroe e i segreti di Norma Jeane


In un docufilm il mito nella sua veste privata, con le sue emozioni e i suoi lati più nascosti

di Santi Urso

Love, Marilyn. Con amore: era la firma delle lettere di Marilyn Monroe. Ora dà il titolo al docufilm di Liz Garbus, la regista che ha riscoperto il documentario come forma d'arte, erede dei pionieri e maestri del '900, da Robert Flaherty a Joris Ivens. Dal 30 settembre al 2 ottobre Love, Marilyn è proiettato in esclusiva nelle sale del circuito The Space Cinema  (e dal 9 ottobre sarà in homevideo): è formato da una raccolta di sequenze cult della diva e di suoi documenti privati, presentati da superstar in attività. E ha come ambizione di portare alla luce tutti i segreti, non della sfolgorante attrice Marilyn Monroe, un mito che vivrà in eterno, ma della tormentata donna Norma Jeane Mortenson, che bruciò la sua vita in un soffio.

C'è molto, dell'anima di Norma Jeane, nel racconto (quell'anima per cui “Hollywood non è disposta a dare neanche 50 cent”, come diceva lei stessa, mentre era disposta a pagare fior di dollari per il corpo), ma i segreti si stemperano in un rispetto fin troppo devoto. Persino la rievocazione della celebre scena della gonna svolazzante sulla griglia della metropolitana, in Quando la moglie è in vacanza, finisce col lasciare in ombra la reazione del marito Joe Di Maggio, che s'azzuffò con i curiosi dietro le transenne del set, per aver sentito commenti, dei quali: “Vedi che prosciutti!” era il più rispettoso.

Eppure, se la gelosia è mai stata una espressione accettabile dell'amore, quello fu il caso di Joe, marito per otto mesi, però mai dimenticato. E lui, mai assillante, sempre premuroso e vicino, coprì di rose la tomba di Marilyn, per tutto il tempo di vita che gli rimase: se n'è andato nel 1999, trentasette anni dopo di lei. Secondo marito (tra Jim Dougherty e  Arthur Miller), è stato "l'unico vero uomo della mia vita" ha sempre gridato Marilyn, troppo braccata dai maschi, e, implicitamente, severa anche con gli altri suoi chiacchieratissimi amori, primi fra tutti Jack e Robert Kennedy.

In verità Joe Di Maggio è stato l'unico punto di riferimento stabile, ma un altro vero uomo nella vita di Marilyn, c'è stato. Ma fu una breve stagione, e lei era ancora Norma Jeane Mortenson, operaia di 19 anni, sposata già da tre anni e modella alle prime armi. Lui è il fotografo ungherese Andre de Dienes: aveva 33 anni, ed era fichissimo, quando, nel dicembre del 1945, girò i deserti tra la California e l'Oregon, insieme a lei, per una serie di servizi di moda. Ma se ne era innamorato a prima vista. E per tutto il viaggio ci provò, però esitando, perché l'amore rende balbuzienti. Per di più lei pretese per tutto il viaggio di dormire in camere separate. Finché il destino non prese la forma d'una tempesta di neve e d'un rifugio con una sola camera libera. Andre si dispose a dormire sul pavimento del corridoio, e stavolta Norma Jeane si commosse, oltretutto corazzata nella convinzione, più volte esternata anche ad Andre, di essere “insensibile come un fossile”, un modo timido per dire che il pur volenteroso Jim Dougherty, bravissimo ragazzo, non le aveva mai strappato neanche uno spasimo.

Della notte è rimasta una nota, nel diario di viaggio di Andre de Dienes: "Alla fine mi permise di farle qualcosa". Qualcosa di molto segreto, rimasto segreto fra i segreti di Marilyn. Molto piacevole. È stato Norman Mailer, nella sua Marilyn, la più bella biografia dedicata alla diva, a ricordare che "gli ungheresi hanno la reputazione di fare l'amore in modo elaborato", tanto che lei rimase "sorpresa dal tipo di varietà sessuale" che Andre le offriva, con una pazienza e un'abilità che andava al di là di ogni possibile immaginazione. Quella sì, era stata la prima volta di Marilyn.