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Marani e il cinema


Dieci abiti che raccontano dieci donne iconiche nella capsule collection di Angelo Marani, da Sophia Loren a Charlotte Rampling

di Giuliana Matarrese

Il montone da zarina di Sophia Loren ne La caduta dell'Impero Romano; il body in paillettes di Liza Minelli in Cabaret; la lussuriosa pelliccia di Glenn Close, alias Crudelia Demon ne La Carica dei 101: non solo abiti, ma immagini stampatesi a fuoco nell'immaginario collettivo, soprattutto in quello di Angelo Marani, che ha dedicato loro una capsule di pezzi d'archivio, ispirati alle locandine, di cui è un grande appassionato e collezionista. Una passione iniziata quasi di nascosto, comprando un'opera di Mimmo Rotella all'asta

La pagai un milione di lire all'epoca, una cifra importante, se l'avessero saputo a casa mi avrebbero dato del pazzo.

, racconta.

Ribattezzati con dei nomi che li identificano come rielaborazioni impregnate dell'affetto di un cinefilo, le creazioni ricordano fedelmente le locandine sulle quali sono apparse per la prima volta: dal cappotto over in neoprene annegato in una stampa di rose, come Mena Suvari in American Beauty, alla pelliccia in visone a tinte cerulee con motivi Art Decò intarsiati, come quella di Catherine Deneuve in Belle de Jour, passando per il bustino bondage con dettagli in pelle, a ricordare il fetish-chic di Charlotte Rampling ne Il Portiere di Notte.

Dettaglio in più: a rimarcare il rapporto privilegiato tra cinema e moda, la collezione è stata presentata nel foyer del teatro Bonifazio Asioli di Correggio, dove il flautista italiano Andrea Griminelli e la diva dei seventies Amii Stewart hanno interpretato le colonne sonore firmate da Ennio Morricone, che ha scelto proprio l'artista americana come interprete ufficiale dei suoi brani, da quelli di Nuovo Cinema Paradiso a Giù la testa.