Questo sito contribuisce alla audience di panorama

Lauren Bacall la divina dal fascino magnetico


A 20 anni conquista Hollywood (e Bogart) grazie a quegli occhi e quella voce, ugualmente profondi 

di Santi Urso

È morta oggi Lauren Bacall, 89 anni, diva di Hollywood. Più o meno, una strepitosa gatta in calore: così, a 20 anni, Lauren Bacall viene descritta al suo apparire sullo schermo. E consegnata alla leggenda sin dalle sue prime inquadrature in Acque del Sud, per quello sguardo e quella voce, ugualmente profondi. Per un cinema sonoro ancora adolescente (nel 1944 era sui diciott’anni) la voce roca di Betty Perske, in arte Lauren Bacall (derivato dal cognome materno), era un brivido sensuale. Secondo Howard Hawks, il regista del film, la giovanissima newyorkese di famiglia russo-polacca (fino a quel momento fotomodella con una copertina di Harper’s Bazaar all’attivo) riassumeva nella sua personalità la Garbo, Bette Davis, Marlene Dietrich, Jean Harlow, come le avesse messe a fondere in un crogiolo.

Era lava, in confronto a loro. Materia vulcanica sotto il velo di ghiaccio insolente dello sguardo. Quel passo felino, il timbro profondo, il fisico snello sembravano destinarla anche a una grande carriera d’attrice. I press agent non risparmiavano la fantasia: attribuivano, per esempio, la sua voce all’aver urlato per sei mesi, affacciata sul dirupo di un canyon. Ma, oggi, quando Lauren Bacall è a un passo dai 90 (è nata il 16 settembre 1924), i suoi film notevoli si contano sulle dita delle mani: Il grande sonno, La fuga, Come sposare un milionario, Come le foglie al vento, Detective’s Story, Il pistolero, Misery non deve morire, e poco altro. Eppure indimenticabile, per il fascino che emana il suo temperamento, combattivo e dolce, forte e vulnerabile, sempre raffinata e misteriosa. Il fatto è che si scrive signorina Bacall, e si pronuncia signora Bogart. 

In Acque del Sud il destino la mette al fianco di Humphrey Bogart, e la battuta di lei: «Se mi vuoi non hai che da fare un fischio» si rivelerà profetica. Quando il film inizia, Lauren  ha occhi solo per Leslie Howard, anzi lo ama alla follia, come milioni di altre fan dell’apollineo divo. Bogart, anche lui superstar dopo il successo del Mistero del falco, non ha il fisico. Ma ha molto di più. Ha la forza magnetica che si sprigiona dalla vita vera: un cinismo venato di ombreggiature romantiche, uno spirito d’avventura spregiudicato, molti slanci generosi e disinteressati, una modernissima malinconia. Quando i suoi occhi penetranti incrociano the Look, lo Sguardo, con quel modo folgorante di guardare da sotto in su, col mento incollato sul petto (ma è più timidezza che malizia), e sentono la voce calda, profonda, sensualissima, dire che diventa bramoso, è dir poco. Riesce a controllarsi, ma non del tutto. Racconta Lauren in persona:

Non so come accadde. Ma fu una sensazione indefinibile. Ero seduta al tavolo del mio camerino (le riprese del film erano cominciate da tre settimane), e mi stavo pettinando. Bogie entrò per augurarmi la buonanotte. Come tante altre volte aveva fatto. All’improvviso si chinò, mi prese il mento tra le mani e mi baciò. Fu un gesto rapido, impulsivo ma delicato e dolcissimo. Bogie era timido, e non certo tipo da atteggiamenti spavaldi. Mi chiese di scrivere il mio numero di telefono su una logora scatola di fiammiferi. Lo scrissi. Mi telefonò alle 11 di sera. Per darmi la buonanotte

Quella sera Leslie Howard sparisce dal cuore e dalla mente di Lauren. E una vita intensamente vissuta, anche sulle ali del vento, sul veliero Santana, prevale sulla carriera.

Lauren e Bogie si sposano il 21 maggio 1945 e restano insieme (facendo due figli) sino al 14 gennaio 1957, quando il “cancro del fumatore” uccide colui che a Hollywood era indicato come “moral tough guy”, duro con senso morale. L’anagrafe registra, per Lauren, un altro matrimonio: con Jason Robards, suo marito dal 1961 al 1969. Ma nella vita della Bacall non c’è stato più nessuno come Humphrey Bogart: perché lui, semplicemente, non è mai andato via.