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Fotografia, sound & vision


Gli scatti di Sonia Sieff, fashion story o ritratti che siano, sono multisensoriali: hanno energia rock

di Matteo Ceccarini

Parlando con Sonia Sieff si scopre un personaggio particolare, diretto, con le idee chiare. Una giovane fotografa e regista francese duale, capace di tenere in equilibrio una parte maschile forte e carismatica ereditata dal padre, il celebre ritrattista Jeanloup Sieff scomparso nel 2000, e una parte gentile, dolce e curiosa di fanciulla che le arriva dalla mamma Barbara Rix, ex modella e “musa” tedesca. La componente virile emerge, con fermezza militare, nella gestione pratica del team e dei progetti a cui lavora. Quella femminile, invece, affiora poeticamente nella rappresentazione e nel risultato, sempre intenso, grazie all’armonia tra queste due forze.

A 24 anni ha scattato servizi di moda per i magazine più importanti del mondo (bellissimi quelli con Kate Moss); ha realizzato ritratti di artisti e attori (fuori dai soliti schemi da celeb, come quelli a Natalie Portman o Sophie Auster). Si capisce che ha ereditato lo spirito coraggioso e libero degli anni ’70 e che ha respirato sempre cultura da una famiglia dell’intellighenzia artistica parigina. Da ragazza, infatti, sognava di fare la scrittrice. Una passione narrativa che coltiva e trasmette con la sua visione fotografica e filmica della moda, e nei video per campagne pubblicitarie (da Moncler a Vionnet). Con lei è particolarmente vero quello che diceva Avedon: “Un ritratto non è una cortesia ma un opinione”.

Sonia, nelle sue fotografie c’è un equilibrio tra erotismo e timidezza. Un po’ come il rapporto che esiste tra ritmo e melodia nella musica. Come avviene quest’alchimia e cosa preferisce tra foto e video?
Non c’è una formula precisa: fotografo d’istinto e, certo, detesto la volgarità. Sono molto “visuale” ma sensibile al suono. Nel senso che sono ricettiva rispetto a una voce, un timbro, un’intonazione, a un ambiente sonoro. Girare un cortometraggio è meno stressante rispetto a uno shooting fotografico, si dilatano i tempi, ci sono attese, riflessioni, preparazioni lunghe. La foto è immediata, veloce e, anche per questo, divertente.

Dovendo classificare il suo stile di fotografa-videomaker con un genere musicale, dove si collocherebbe?
Di sicuro non sono techno! Il folk è troppo zuccherato, l’hard rock troppo duro per me. Sono un mix di suggestioni melodiche, anche se non mi piace la definizione perché abusata, mi sento pop-rock.

Nel suo video Orgy, con Lou Doillon e Caroline de Maigret, c’è un rapporto sensuale, quasi erotico, tra musica e immagini. È forte e particolare, con temi remixati nello stile di Ennio Morricone o Serge Gainsbourg. Cosa l’ha ispirata?

Credo sia il lavoro incredibile e molto divertente sulle musiche di Jean Yamm, regista francese, compositore e artista, al tempo stesso ironico e misogino. Me lo ha fatto conoscere mio fratello (Sacha Di Manolo, ndr), che fa il musicista. Tutti i film li giro con lui, oltre al mio team, con cui lavoro da dieci anni. Curiamo il rapporto tra musica e immagini con grande attenzione, collaborando anche con Stephan Crasneanscki che ha un gruppo di sound design molto creativo a New York, il Soundwalk Collective. Io ho chiaro in mente il risultato che voglio raggiungere, e l’ironia per me è un ingrediente importante.

Progetti?
Sto lavorando a un cortometraggio per il marchio Baccarat, in cui la protagonista sarà ancora la modella Caroline de Maigret. La musica avrà ancora una volta un ruolo fondamentale, un suono molto presente, pensato per tradurre tutte le emozioni.

Quali fotografi l’hanno ispirata di più?
Cerco di prendere qualcosa da ognuno dei più grandi. Richard Avedon è il piu emozionante nei ritratti; Ansel Adams ed Edward Weston per la natura, Irvin Penn, Depardò per il reportage, una disciplina poco valorizzata ma potentissima. Se devo scegliere un solo nome, però, dico mio padre. Perchè era forte nei ritratti, nel nudo, nella moda, nei paesaggi. Insomma, era completo.

Da addetta ai lavori, cosa ne pensa di tutte queste macchine fotografiche in circolazione e dell’ossessione di postare scatti su internet di continuo?
Trovo che sia l’inizio di qualcosa, quindi è eccitante... Per esempio Instagram, penso che sia divertente, soprattutto quando modifichiamo le immagini. L’unico problema è che – come succede in ogni esordio – tutto è curioso, nuovo, non coinvolge molte persone. Quindi è interessante. Quando poi arriverà il lato “massmarket” diventerà come Facebook, commerciale e un po’ noioso. Continuerà ad avere successo ancora per qualche mese. Tra un anno non lo useremo più. Per quanto riguarda l’ossessione di postare proprie foto, trovo che sia diffusa una mancanza di pudore, di riservatezza.

È presente la musica nella sua vita quotidiana?
Mi accompagna dappertutto, anche quando scrivo. Se mi piace un album, lo ascolto per mesi. È il caso di 24 Black Carat, un gruppo corale funk-soul degli anni ’70, che fa brani potenti. Sento molto anche l’elettronica di Gonzales e un cantante come Mocky.

Come si definirebbe?
Una solitaria a cui, però, piace stare con la gente. Comunque non ho bisogno dell’approvazione degli altri per essere rassicurata: ho solo bisogno di confrontarmi con le persone con cui lavoro e, ovviamente, che amo.