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Cannes 2014: Jennifer Lawrence, la diva anti-diva


L’attrice torna al Festival del Cinema con un film fuori concorso e la sua affascinante genuinità

di Andrea D’Addio

Da bambina il mio sogno era quello di fare l'agente di viaggio. Mi piaceva l'idea di rispondere al telefono e digitare al computer. Una volta mio padre mi regalò un set per fare la centralinista, cuffie, tastiera. Era il mio gioco preferito: "Pronto? Il prossimo volo per Miami è alle...". A 17 anni facevo già l’attrice eppure una volta, prima di iniziare le riprese, andai nell'ufficio di produzione e chiesi la cortesia di farmi rispondere al telefono. Non so perché, ho sempre voluto rispondere al telefono e scrivere a macchina. La verità è che sono una segretaria mancata

Che Jennifer Lawrence sia un personaggio speciale lo si capisce ogni volta che si ha modo di leggerne qualche stralcio di intervista. Non c’è sua uscita pubblica in cui non regali una perla di spontaneità. Chi scrive la intervistò a Venezia nel 2008 in occasione di The Burning Plan. Il suo personaggio era quello di una problematica ragazza che, da grande, era interpretato da Charlize Theron all’epoca (e forse tuttora) la donna riconosciuta come la più bella al mondo. Non male come battesimo. A quei tempi la Lawrence aveva solo 18 anni e quando gli chiedemmo quale fosse la sua vacanza ideale ci disse: “Lungo l’Italia in camper con i miei genitori”.

Se è vero che ci sono attrici che dive lo diventano gradualmente e da sconosciute costrette a scegliersi vestito e make-up cominciano ad essere corteggiate dagli stilisti, Jennifer Lawrence già allora studiava da anti-diva.

A Cannes stavolta ci viene non per un film in concorso, ma per presentare alcuni minuti di "The Hungers Games - Mockingjay", terzo capitolo della saga che finora le ha dato maggiore popolarità. Difficile che la si veda calcare la prestigiosa passerella del Grand Théâtre Lumière, anche se sarebbe bello vedere nuovamente tutta la sua dissacrante energia riversarsi su un contesto così istituzionale. Persino le sue cadute, la prima l’anno scorso mentre cercava di salire le scale per ritirare l’Oscar vinto per "Il lato positivo", la seconda quest’anno sul red carpet sempre durante la serata dell’Academy, sono ormai state percepite dal jet-set come prova della sua affascinante genuinità. Dior l'ha capito e recentemente l'ha nominata sua testimonial ufficiale. Forse con lei Hollywood ha scoperto un nuovo modo di essere glamour.