Questo sito contribuisce alla audience di panorama

Brooke Shields, la guerriera dal viso d’angelo


Attrice, moglie, madre, valchiria. Ha vinto molte battaglie. Con se stessa e con la vita

di Santi Urso

"Noleggio tutti i film di Brooke Shields e organizzo un festival cinematografico tutto per me. Metto su il primo film, Laguna Blu. Brooke è una sirena naufragata insieme a un ragazzo su un’isola paradisiaca. Una rivisitazione di Adamo ed Eva". Questo è l’inizio della love story di Brooke con Andre Agassi, a lungo numero uno del tennis mondiale, così come la racconta lui stesso in Open, La mia storia, pubblicata da Einaudi. Amica di amici, gli era stata presentata come la donna perfetta per lui: bella, brillante, sofisticata, spiritosa. E Agassi la passa al microscopio: lui nell’autobiografia lo chiama "corteggiamento", in realtà fu un vero esame, che finì con una promozione al primo incontro. "Brooke sa esattamente quello che vuole. Vede i suoi sogni e non esita a descriverli. Di cinque anni più grande di me, lei è più esperta del mondo, più consapevole, eppure sprigiona una vaga innocenza, ha un’aria indifesa che mi fa desiderare di proteggerla".

Forse proteggerla, pur se molto delicato, non era il termine giusto, tant’è che Andre ricorda che subito erano entrati in gioco "il linguaggio corporeo e i ferormoni". E benché la prima serata si sarebbe conclusa con un casto bacetto, al congedo sul portone di casa lei gli riserva un malizioso, inaspettato tocco a sorpresa, e corre dentro "sorridendo birichina".

Di fatto il primo marito di Brooke Shields (si sposeranno il 19 aprile del 1997, per lasciarsi due anni dopo) è rimasto soggiogato dalla bellezza sontuosa e innocente, dalla sensualità candida e bruciante che ha incantato tutti quelli che hanno incontrato la star nata il 31 maggio 1965 (sotto il segno dei Gemelli, e a volerci credere c’è da ricamarci sopra, tante sono le stelle che vi appartengono: da Josephine Baker a Natalie Portman, da Angelina Jolie a Liz Hurley, da Nicole Kidman a Kylie Minogue, da Bar Refaeli a Judy Garland, da Marilyn Monroe a Heidi Klum).

È una fascinazione che si basa sul contrasto, tra il faccino fiiducioso, sorridente, infantile di Brookie e l’anatomia morbida e potente che gli sta sotto: un metro e 83 di curve statuarie. Una Valchiria. E come il mitico essere femminile della mitologia germanica, una guerriera. È presto per dire come finiranno, per Brooke Shields, le battaglie con la vita: quello che si sa è che, finora, le ha vinte tutte. Anche quella insidiosissima, che, risposata con il produttore televisivo Chris Henchy, ha affrontato dopo essere diventata mamma la prima volta di Rowan, nel maggio 2003: "Guardavo le finestre del mio appartamento di New York e mi veniva voglia di buttarmi giù".

L’aveva colpita la depressione dopo il parto: la sua vittoria sul terribile disagio è testimoniata dalla nascita, tre anni dopo la primogenita, della sorellina Grier. Prima, aveva vinto anche la battaglia contro lo scandalo. Perché la strepitosa modella anni ’80 di Calvin Klein ("Cosa c’è tra me e i miei Calvin? Niente"), che aveva debuttato in pubblicità a 11 mesi con lo spot tv di una saponetta (la manager era la mamma Teri) si era messa nuda un po’ troppo presto. Molto prima di qualsiasi esperienza sessuale, aveva guadagnato notorietà con il suo primo film. A leggere i ricordi di Andre Agassi (che, noleggiate tutte le cassette dei film di Brooke, comincia da quello), sembrerebbe trattarsi di Laguna Blu, girato nel 1980 tra la Giamaica e le isole Fiji, ricco di incantevoli paesaggi e delle pudiche nudità di due giovani naufraghi (il maschio era Christopher Atkins). In realtà, Andre, a cui Brookie aveva "fatto dono della verginità" (perché, diceva, "il sesso è il regalo più grande che una donna possa fare a un uomo"), ha voluto ignorare Pretty Baby, girato due anni prima (Brooke Shields non aveva ancora compiuto 13 anni) e subito esecrato da tutta la critica.

Ambientato, a inizio Novecento, nei bordelli di Storyville, il quartiere a luci rosse di New Orleans, il film di Louis Malle racconta l’agghiacciante realtà della prostituzione, anche attraverso gli occhi (e il corpo) di una bambina. Era sembrato troppo anche per i disinvolti anni Settanta. Ma non era pornografia pedofila, era l’evocazione di un’epoca, di un ambiente, di un triste capitolo dell’epopea americana. Fu l’esperienza che ha temprato Brooke Shields, la guerriera dal viso d’angelo.