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Amy Adams, sex appeal da Oscar


Con American Hustle si è rivelata una star a tutto tondo. Molto sexy. Ai Golden Globe se ne sono accorti premiandola come miglior attrice. Ma lei (nata in Veneto) per i fan americani è un’icona da anni

di Nicolò Minerbi

A vent'anni non sono sex symbol. Ma promesse da marinaio, tutt'al più. Di quelle che poi non si mantengono. Mica stelle che indicano la rotta, ma segnali di fumo che durano il tempo di un calendario. Di anni da dimenticare, a volte. Sex symbol si diventa dopo. Come istituzioni, patrimonio mondiale della sessualità. Chiodi fissi, luoghi comuni di un sogno in cui ci si ritrova con gli amici al bar, in ascensore, al lavoro. A parlare di questa o di quella e scoprire che poi va sempre a finire che si è tutti d'accordo. Perché non è bello ciò che è sexy, ma è sexy ciò che è bello.

Si entra nel mondo degli standard, delle pietre miliari piantate ai bordi di curve pericolose. Che è meglio rallentare in prossimità, che sennò si va fuori facilmente. È così che nasce l'epica dei costumi, delle mode. Sex symbol quindi uguale a target generazionali, modelli. Che si misurano sulla distanza, sulla durata. Tipo i primi quarant'anni. Si ricordano ancora ere scandite da quelli di Kim Basinger e di Sharon Stone tanto per capirsi. Star full optional, specchio di anni contati a manciate di dieci. A partire da quaranta. Quest'anno è la volta del 1974, che alla voce sex symbol fa Amy Adams.

Già, quella di American Hustle e del suo Golden Globe come migliore attrice, quella che per non sbagliare s'inventa un bacio fuori programma che vale il biglietto. Che il regista ancora si domanda perché nessuno avesse pensato di metterlo nel copione. Fuoriclasse la Adams. Che se la si volesse descrivere coi Pantone, coi criteri dei colori, salterebbe fuori una nuova Kidman. E invece no. Lei non ha quello spirito, quella roba che anche se australiana è comunque e sempre molto british. La Adams è americana. Americana coi genitori mormoni e il vento del Colorado nei capelli. Americana come la Coca Cola, l'hamburger e la felpa col cappuccio, che ha sempre addosso quando va da Starbucks per le paparazzate al gusto di caffè.

Sex symbol a 40 anni? Sì. Certo. E non solo perché il “sex” c'è tutto, ma perché forse di “symbol” ce n'è ancora di più. La Adams è l'icona della generazione cresciuta a telefilm, col sogno americano formato teenager. È la logica evoluzione di quello spirito anni '90 alla Beverly Hills - 90210. Del tutti insieme appassionatamente. Dell'amici per sempre. Gente, quella di questi anni qua, che scende dai piedistalli, che esce dai backstage. Basta con le patinate appese in camera. Adesso che c'è il telefonino la star non è più la diva, ma una che incontri giù al bar, o tutte le volte che passi da Facebook a Twitter.

Sex symbol uno di noi insomma. Una che il Natale lo passa con la casa piena di parenti e che cede il letto ai suoceri e va a dormire sul divano. E qui siamo al 2.0 del mi piace. Perché è proprio da una così che non ti aspetti quello che poi vedi sparato in sedici noni. Il sogno sexy non è più il proibito, il lontano. È l'inaspettato. Il what's next? L'adesso cosa succede? Come quel bacio di cui sopra, o il prossimo vestito decapottabile da red carpet. Quello col solito reggiseno lasciato in hotel. Cose che fanno allargare sorrisi, sgomberare pensieri. A tutti. Tranne ai vicentini. Che s'intristiscono. Ancora lì che non ci credono che l'hanno avuta come compagna d'asilo e se la sono lasciata scappare così. Quella Amy nata in Veneto di passaggio, al seguito del padre itinerante di caserma in caserma. Un regalo inaspettato di pochi anni d'infanzia italiana che hanno lasciato fantasie incompiute ai vicentini tutti, e un grande amore per il Bel Paese a lei. Che appena ha potuto ha trasferito alla figlia, Aviana. Chiamata così in ricordo dell'ennesima base, sempre nel nord est. Quella bambina lì che sul set di Man of Steel (L'uomo d'acciaio) a un certo punto allunga la mano e tocca il sedere di Henry Cavill. Il Superman che si gira sorpreso, che la guarda, che le sorride e le dice, fissando la Adams però: “proprio vero che tale madre...”.