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Il tatuaggio polinesiano


La storia e le tecniche tra isole Samoa, Maori e abitanti delle isole Marchesi

di Oldranda

A parlare è #Oldranda, ovvero Andrea Gatti – che tra le mille passioni (oltre a musica, cani, scarpe) ha anche quella del tatuaggio. Qui, ogni settimana, ne racconta l'arte, le scuole, gli stili, i personaggi più importanti al mondo. Buona lettura.

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Quello che accomuna Maori, Samoani e abitanti delle isole Marchesi oltre a spiagge stupende è l’arte del tatuaggio.

La cultura e la storia di questi popoli è molto simile, come le tavole e le tecniche dei loro tatuaggi, anche se ogni isola ha definito il proprio stile. Per quanto simili, i disegni, le tecniche, i materiali utilizzati per costruire gli attrezzi (che spaziavano da denti di squalo, ossa, becchi di volatile, conchiglie) variavano da isola a isola. Questo è il motivo per il quale esistono così tanti stili differenti ma molto simili in tutto il Pacifico.

I tatuaggi polinesiani rappresentano sempre elementi legati alla natura e alla vita quotidiana degli abitanti di queste isole.
I soggetti dei disegni sono stilizzati e spesso alternati da blocchi di nero pieno, infatti in Europa rientra nello categoria BlackWork.

Le isole Samoa spiccano per la finezza e l’eleganza dei loro tatuaggi, eseguiti martellando leggermente un pezzo di legno nel quale sono incastonati denti di squalo o ossa che incideranno il tatuaggio.
Al contrario i Maori usavano uno scalpello da legno per far penetrare il colore nella pelle. Questo rendeva la pratica estremamente dolorosa: una volta rimrginati (molti non sopravvivevano alle infezioni), i solchi creati dallo scalpello erano molto visibili, rendendo il tatuaggio pieno di cicatrici.

La tecnica del tatuaggio polinesiano viene chiamata “Tatau”, nome onomatopeico che descrive il suono del martelletto che viene utilizzato per eseguire il tatuaggio.

I maestri dell’intera polinesia furono gli abitanti delle isole Samoa: qui 20 secoli fa i primi tatuatori iniziarono il loro viaggio per diffondere quest’arte. La leggenda narra che ricevettero gli strumenti sacri da due creature per metà donne per metà dee, che li portarono a nuoto dale isole Fiji. Ma il sogno e la cultura di un popolo svanirono con l’arrivo dei missionari cristiani, che sfruttando la forza degli invasori, vietarono la pratica del Tatau, i tipi di danza tradizionale e non solo. Fortunatamente i polinesiani con il loro spirito guerriero continuarono a praticare di nascosto quest’arte.
Anche se oggi il tatuaggio polinesiano è famoso in tutto il mondo e praticato ancora con le tecniche tradizionali, nella Polinesia Francese sono ancora in vigore quelle leggi che vietarono il Tatau.

Curiosità: Il colore utilizzato per il tatuaggio Polinesiano era di colore scuro, nero tendente al verde, un pò come quello utilizzato in Europa nel Tattoo Old School. Si ottenevano diluendo carbone in olio o acqua. Per assicurarsi una buona tenuta dell’inchiostro, si aggiungeva zucchero di canna.