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A lab on fire, 10 profumi shock


Inrevista a Carlos Kusubayashi, il creativo dietro al brand di profumi che conquista gli uomini

di Michele Mereu

In un’epoca in cui il narcisistico selfie spopola sui social, Carlos Kusubayashi, il creativo che si cela dietro ai profumi A lab on Fire, ha deciso di non mostare il proprio volto.
Una strategia di marketing? Pare di no. Noi di Icon lo abbiamo incontrato (virtualmente, online) per capire questa scelta, e per scoprire come crea i suoi profumi. Una collezione di dieci fragranze, dieci “shock” olfattivi, che smuovono piccole e grandi memorie. Da What we do in Paris, che evoca un viaggio nella Ville Lumière, a Paris* L.A., che sa di caramelle alla cola.

Pensa che creare fragranze possa essere considerata una forma d’arte?
Si, ma non allo stesso modo della visual o della performing art. In maniera più simile alla creazione di un bel gioiello o di un buon piatto.

Qual è il suo scopo nel comporre fragranze?
Semplice, aspiro a fragranze che siano contemporane e memorabili.

Chi è il suo cliente idelae?
Una persona che si innamora follemente.

Come riesce a bilanciare business e creatività?
Sono molto rilassato, e così le persone che lavorano con me. Ci lasciamo trasportare dalla creatività. Non so neanche se mi son mai chiesto: sei portato per gli affari? o sei abbastanza creativo?

Lei non mostra mai il suo viso. Perché?
Il bello delle fragranze di nicchia è questo: poter sentire che dietro ogni fragranza c’è una persona reale, e non un progetto di marketing. Ho deciso di non mostrarmi in pubblico, perché preferisco che le mie fragranze raffinate, non venissereo associate al mio naso rotto.

Crede che i creatori di fragranze come lei, siano le nuove celeb?
Lo  status di celebrità non è importante, ma spero che presto i grandi profumieri ricevano lo stesso rispetto che Jasper Morrison e Tom Dixon hanno nel design.