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Incontro con Jean-Claude Ellena, naso di Hermès


Le sue creazioni, i suoi progetti e percorsi mentali – ecco come nascono i profumi Hermès

di Gabriele Verratti

L'odore è una parola, il profumo è la letteratura. Jean-Claude Ellena sceglie le essenze come un romanziere dispone la trama attorno ai singoli personaggi. Scrive formule che sono il preludio di altre, abbozzi di storie da leggersi con la memoria dei sensi. “Sono un naso, ma lavoro soprattutto col cervello. È lì che si producono i ricordi e le associazioni di idee necessarie”. Nel suo laboratorio di Cabris, poco distante dalla mecca delle profumeria europea Grasse, Ellena si racconta con affabilità. E con il carisma di chi vanta una cultura eclettica. "Quando nel 2004 mi fu chiesto di diventare creatore-compositore esclusivo per Hermès, posi delle precise condizioni. Nessuna interferenza delle ricerche di mercato col mio lavoro, assoluta libertà creativa, e soprattutto la garanzia che mia moglie potesse seguirmi in qualsiasi viaggio più lungo di due giorni".

Con la maison francese mette a segno successi intramontabili. La collezione Hermessences, che reinventa le singole fragranze con la purezza concettuale di un haiku giapponese. E ancora Un Jardin en Méditerranée, un Jardin sur le Nile un Jardin après la Mousson, metafore olfattive come appunti di viaggio schizzati all'acquerello. "Il merito dei miei Jardins è di avere superato la nozione di genere, uomini e donne possono acquistarli senza porsi domande. Il sesso è un concetto conservativo che fa comodo al marketing, io credo invece che l'unica regola sia il piacere personale". Pulizia e note facilmente riconoscibili determinerebbero un approccio maschile; complessità e bisogno di seduzione rientrerebbero nella categoria del femminile. “Eppure esistono uomini latini, figli del barocco cattolico, naturalmente edonisti. E uomini che invece usano solo acque di colonia, secondo la tipica ossessione calvinista per l'igiene”.

Nel 2006 Terre d'Hermès mette d'accordo entrambe le tipologie. “È un profumo verticale, che rievoca l'archetipo di un paletto piantato nel suolo. Le note legnose del cedro dell'Atlante sono immediate, ma come un fusto d'albero che affonda le radici nel silicio minerale e nella resina più torbida. Lì l'argilla si fa bagnata e sa di sudore, riconcigliando la nostra epoca ossessionata dal pulito con gli odori della pelle umana. La freschezza? Viene da un pompelmo senza pompelmo, pura idea di effervescenza”.

Nel 2014, a otto anni di distanza, Terre d'Hermès Eau Très Fraȋche arrichisce la composizione di un'altra presenza: l'acqua. Per suggerire l'immagine della banchisa e del ghiaccio si è dato spazio all'arancio amaro. “C'è nell'amarezza un gusto del misterioso e del raffinato che è di gran lunga superiore agli odori zuccherini. E una freschezza persistente e cristallina, diversa dagli agrumi di una classica colonia. Il legno e il silicio della formulazione originale sono sempre lì, ma l'effetto è molto più sensuale”. Di nuovo, dunque, un maschile-femminile per eccellenza. Come nella migliore lezione di Jean-Claude Ellena.